Terra Desolata
The Waste Land - T.S. Eliot
LA TERRA DESOLATA
di T.S. Eliot
nella traduzione di Roberto Sanesi
progetto di e con Annig Raimondi
scenografia e luci Fulvio Michelazzi
costumi Nir Lagziel
musiche Maurizio Pisati, La Cruz,
Antonio Scarano, Richard Wagner
produzione PACTA . dei Teatri
Giunto al quindicesimo anno di repliche, torna a Milano uno degli spettacoli ‘cult’ di Annig Raimondi: “La Terra desolata” di T.S. Eliot, nella bellissima traduzione di Roberto Sanesi. Nella nuova edizione degli ultimi quattro anni, l’operazione drammaturgica della Raimondi ha sviluppato il poemetto inserendo anche alcune delle famose note alla ‘Terra Desolata’ e frammenti tratti dai ‘Quattro Quartetti’.
T.S. Eliot pubblicò LA TERRA DESOLATA nel 1922. Il poemetto, dedicato a Ezra Pound (“Il miglior fabbro”), è suddiviso in cinque sezioni ed è fondato, secondo le note dichiarazioni del poeta, sul mito della ricerca del Graal e sui riti della vegetazione.
Nella sua struttura frammentaria, divagante, spericolatamente giocata su una molteplicità analogica, associativa, opposta ad una narrazione consequenziale e tuttavia così unitaria per insistenza tematica, “La terra desolata” si presenta come testo di straordinario interesse per una esecuzione in forma teatrale. Si intuisce, nella rapidità del montaggio delle varie scene, nel suo procedere per stacchi, spostamenti di tempo e luogo, riprese del leit-motiv, variazioni di tono e di linguaggio, una drammatizzazione del testo poetico che approfitta indifferentemente dei congegni del teatro elisabettiano, del music-hall popolare, della poesia ‘metafisica’, della scrittura automatica, della sacra rappresentazione medioevale, della costruzione allegorica, del nonsense ironico o infantile come della suggestione simbolista.
L’allestimento è pensato in modo che la protagonista, chiusa in uno spazio/tempo geometrico, subisca continue metamorfosi: dapprima è una diva da café chantant, poi diviene donna fatale, donna quotidiana, titanico guerriero..... Attraversando questa galleria di eccentrici ritratti, la voce recitante, in perfetta consonanza con il tema, si moltiplica e si spersonalizza nella variazione dei registri e dei timbri, sottolineando, in questo modo, la condizione di crisi sociale in cui verte l’uomo moderno che, sentendo di aver perduto la propria centralità, tenta di recuperarsi assumendo voci altre e diverse.
Questa lunga riflessione sull’aridità della storia umana “è teatro anche per questa ragione: che per rappresentare un IO che non si riconosce lo affonda nella storia e lo smembra in persone e azioni in grado di riflettere la sua molteplicità come unità.” Roberto Sanesi