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Vestire gli ignudi

di Luigi Pirandello

regia Annig Raimondi
con Massimo Loreto, Maria Eugenia D’Aquino, Annig Raimondi, Riccardo Magherini, Vladimir Todisco Grande, Serena Marrone
spazio scenico e luci Fulvio Michelazzi
produzione PACTA . dei Teatri

Vestire gli ignudi Ersilia & Onoria
E’ una commedia piena di suspence che Pirandello scrisse nel 1922 ispirandosi sia a un fatto di cronaca che a un racconto di Luigi Capuana. Vestire gli ignudi è una commedia a 6 personaggi: il romanziere Ludovico Nota, la signora Onoria, affittacamere, la giornalista Dina Cantavalle, il tenente di vascello Franco Laspiga, il console Grotti ed Ersilia Drei.
La vicenda ha un antefatto che si costruisce poco a poco attraverso il dialogo rotto e concitato. Ersilia Drei era istitutrice in casa del console italiano a Smirne e di sua moglie. Conosce, tramite la famiglia, il tenente di marina Laspiga. Passano una notte d’amore e il tenente riparte giurandole eterna fede. La donna resta ad attenderlo a Smirne.. Un giorno, la bambiba a lei affidata precipita dalla terrazza e muore. Ersilia, scacciata, giunge a Roma dove apprende che il tenente sta per sposare un’altra. E’ senza soldi, si avvelena. Viene trasportata in ospedale e si salva. Intervistata da una giornalista, racconta la sua versione dei fatti. L’articolo viene pubblicato su tutti i giornali della città destando grande attenzione e commozione. Ersilia diventa improvvisamente un personaggio da rotocalco. E’ a questo punto che Pirandello fa partire la sua commedia, da quando cioè lo scrittore Ludovico Nota offre ospitalità ad Ersilia, appena dimessa dall’ospedale, con l’intenzione di scrivere un romanzo sulla sua storia. Ersilia, travolta, denudata, accetta l’invito, forse per ricominciare una nuova vita. Essere qualcosa, qualcuno.  Ma ecco che, gli altri personaggi della sua vita, con la loro verità piena e radicale, irrompono nella stanza, tutti comunque per cercare di far pubblicamente ‘bella figura’, per ‘vestirsi’ di un abito rispettabile.
Avvinghiata al proprio brandello di esistenza, Ersilia viene circondata da questo rispettabile coro di assedianti che, a turno, cerca di penetrare la strategia difensiva della vittima. Gli scontri svelano un’animalità mai confessata ma, alla fine, l’ondata dell’assedio non può che rifluire perché si tratta di “una sventura che deve restare nascosta”.
L’intera vicenda si consuma interamente in una squallida camera d’affitto. E’ un interno anomalo, “aperto”, irrequieto, improvisamente scomposto quando è messo in comunicazione con l’esterno: la strada e la sua fragorosa vitalità. E allora rumori, oggetti, suoni, presenze sono i segnali che la vita continua. La strada. E’ lei la grande antagonista della storia. I personaggi lottano anche per ritagliarsi uno spazio minimo per poter agire, senza essere schiacciati dalla pressione dell’esterno.
In questa commedia troviamo il grande dilemma fra Vita e Forma : la vita si ribella a ogni tentativo di forzarla in una forma prestabilita. “Nessuno è ciò che appare e nessuno è in grado di apparire come vorrebbe”, la maschera cade dal volto che ne è coperto.
Mescolando tragico e comico, Pirandello scandaglia qui fino all’estremo gli abissi dell’anima, affondando le mani nelle nostre pulsioni primigenie, le più bestiali.

  

 

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Teatrionline Maggio 2010

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