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Un vecchio gioco

Un vecchio gioco

Un vecchio gioco


Drammaturgia di Tommaso Urselli

Regia Filippo Gessi

Con Luca Fiorino, Filippo Gessi e Teresa Timpano

Scene e costumi Giulia Drogo

Luci Antonio Rinaldi 

Musica originale e suoni Simone Squillace Produzione Scena Nuda

In un luogo imprecisato, probabilmente un seminterrato che potrebbe trovarsi proprio sotto i nostri piedi, una strana coppia: “il bimbo” e “la bimba”, come loro stessi amano chiamarsi a vicenda. La solidità del legame è garantita dalle premesse non proprio convenzionali con cui avviene il loro incontro nel retro di un supermercato, e che solo a un certo punto ci è dato conoscere. I due scoprono di essere accomunati da un passato molto simile, vissuto – anche se in tempi diversi, quando erano ragazzini – in un villaggio residenziale dall’apparenza rassicurante;; e toccato a un certo punto da qualcosa di oscuro. Qualcosa su cui entrambi fondano la propria esistenza; e che, come non ci fosse altro modo per loro di vivere, hanno bisogno di perpetuare con l’involontaria collaborazione di un malcapitato di turno.

L’azione si sviluppa e procede attraversando la “storia” in maniera non lineare con spostamenti di luogo, flashback sul passato, cambi di personaggi e l’alternarsi di un mondo quotidiano a uno più visionario e da incubo. Una sorta di puzzle di cui il pubblico è chiamato a rimettere insieme i pezzi. Un gioco delirante in cui sembra non poterci essere altro ruolo, per i differenti personaggi, se non      quello di vittima, complice o carnefice; e come per loro, così per lo spettatore.

Tommaso Urselli

 

Può l’uomo evitare di essere violento?

E’ in grado con la volontà di non recare del male?

Con queste premesse ha preso il via un percorso che ci ha portato a indagare nella innata natura dell’uomo.

Egli è per definizione violento e per sua natura reca del male.

Dalla sua creazione biblica o da quando ne abbiamo memoria, l’uomo agisce fisicamente anche con ciò che

possiamo definire violento e di conseguenza fare del male.

L’attenzione è stata posta sulla natura umana in se senza giudicarla e soprattutto facendo agire i personaggi senza quell’emotività che potesse appunto dare un giudizio specifico alle loro azioni.

Perché fanno ciò che fanno? Sono carnefici? Sono anche delle vittime di qualcosa allora? Possono mancare i complici?

Come un terremoto, un’alluvione o un uragano, la natura si esprime senza un’intenzione costruita e l’uomo

fa lo stesso essendo lui stesso elemento naturale.

In tutto questo non vi è catarsi ma solo interrogativi dolenti, grotteschi e tragicomici ad attirare l’attenzione di un pubblico che sarà chiamato non per sua volontà ad interagire in questo gioco delirante all’interno del quale egli stesso non potrà sottrarsi dai ruoli di complice, vittima e carnefice, poiché l’uomo produce il male come le api producono il miele e forse dopo tutto in una società completamente sana, l’unica libertà e la follia.

Filippo Gessi