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L'Incognita X

Progetto Teatro in Matematica a cura di Maria Eugenia D’Aquino

Teatro in Matematica

ScienzaInScena

 

L’INCOGNITA X

testo Riccardo Mini

Incognita X

 

con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Vladimir Todisco Grande

regia Valentina Colorni

consulenza matematica  Tullia Norando Paola Magnaghi Renato Betti del Politecnico di Milano

       immagini  Benedetta Mercantini di VAS

scenografia Andrea Bonessa

tecnico Eliel Ferreira de Sousa

costruzioni Maurizio Veloce de L’Albero di Joan

Produzione PACTA . dei Teatri – TeatroInMatematica- ScienzaInScena

 

X, l'incognita e tante equazioni, di gradi diversi. Lo spettacolo racconta molteplici situazioni che vengono sviluppate drammaturgicamente come equazioni di vario tipo. Elementi noti (luoghi, persone, accadimenti) vengono usati per scoprire l'identità di altri elementi, non noti, incognite. Le incognite umane, personaggi e situazioni, rimandano alle incognite matematiche, le formule per risolvere equazioni matematiche vengono applicate a "equazioni umane". Immaginate, per esempio, un sistema-mondo descritto dall'equazione di Dirac, oppure pensate alle relazioni tra gli elementi di un gruppo di persone modellate sull'equazione di campo di Einstein, come le onde gravitazionali... Similmente alla fantascienza, e ispirandosi a essa, è possibile immaginare mondi descrivibili con equazioni, da semplici a sempre più complesse.


Giorgio Gaber, in uno dei suoi brani più famosi, restituisce una metafora bellissima sugli errori che inevitabilmente ci capita fare nella vita e li paragona a qualcosa che tutto il mondo da generazioni si è trovato davanti sui banchi di scuola: l’equazione!

Dev’essere un po’ come quando a scuola, facevamo le equazioni algebriche. Cioè, tu fai uno sbaglietto una svista, un più o un meno, chi lo sa... E’ che poi te lo porti dietro, e nella riga sotto cominci già a vedere degli strani numeri. E dici, va bè tanto poi si semplifica

Per i matematici l’equazione è un oggetto impegnativo, forse il più importante della loro attività. Equazioni algebriche, trascendenti, differenziali…ce n’è per tutti. L’equazione contiene il tranquillo segno =, che rimanda all’uguaglianza delle cose, o meglio la richiede, come se fosse il simbolo di un movimento pacifista, ma anche una o più incognite la cui aspirazione – loro, ma anche di chi le affronta – è quella di incarnarsi in numeri quantità, valori, oggetti formali ben definiti, che la rendano soddisfatta – come si dice – quasi a dover pareggiare, in una bilancia, i piatti che stanno prima e dopo il segno =. Le equazioni ci parlano del rapporto fra le variabili della Natura, sono leggi del pensiero che esigono un punto di sintesi concettuale a cui ancorarsi, rappresentano i problemi del mondo in cui vogliamo che le incognite assumano una forma materiale e definita. L’equazione pone dunque il problema dell’equilibrio fra due parti, esprime il desiderio di imbrigliare le incognite che, per quanto compete loro, sarebbero capaci di variare in un largo dominio, fino a ridurle allo stato necessario alla nostra comprensione o, se proprio non si riesce, ad approssimarlo quanto meglio si può.