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RE LEAR

di William SHAKESPEARE L'Amore, il Male, la Libertà

RE LEAR

di William Shakespeare

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foto di Irene Magherini

 

Regia Riccardo Magherini

Con Francesco Paolo Cosenza, Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Antonio Rosti

Disegno luci e montaggio audio Giuliano Almerighi

Voci e sonorizzazioni QuindiQuando

                 Scene e costumi Alessandro Aresu, Mirella Salvischiani

              Assistenti alla regia Marzia Laini, Federico Lotteri, Mattia Maffezzoli

                  un ringraziamento ad Amedea Lombardini e Carlo Decio

                                        Produzione PACTA . dei Teatri

  

“Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste: dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire”. È ciò che dichiara Edgard sul finire di una tra le più grandi tragedie della storia del teatro, che il Bardo scrive intorno al 1605. Ma per raggiungere questa consapevolezza capace di distinguere la parola falsa dalla parola vera, l’uomo ha dovuto passare attraverso la violenza, il dolore, la sopraffazione, la follia e la morte. Ecco cos’è e cosa rappresenta oggi il Re Lear: un cammino crudele verso il centro dell’uomo. L’uomo si libera, dolorosamente, degli strati di cui egli stesso si è vestito per sembrare “uomo” e scopre che, al termine, libero da finzioni, non c’è nulla, non c’è nient’altro che l’uomo nudo e solo, un verme della terra. È un viaggio senza speranza né redenzione né ritorno. Lear da re non vede, non sente, non distingue la vuotezza e la falsità dal vero, né riusciranno Kent, Cordelia e il Matto a far sì che egli veda. Il medesimo destino per Glocester che non distingue il figlio buono da quello cattivo. Entrambi vedranno e capiranno solo quando saranno ciechi e folli. Quando alla fine della loro iniziazione vedranno la luce e proveranno gioia, sarà solo per ricadere nel buio e per morire.

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