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Le mani sporche

di Jean-Paul Sartre

 LE MANI SPORCHE

di Jean-Paul Sartre

traduzione Paolo Bignamini

regia Annig Raimondi

con Antonio Rosti, Riccardo Magherini, Maria Eugenia D’Aquino, Annig Raimondi, Marco Pezza, Carlo Decio

scene e luci Fulvio Michelazzi

costumi Nir Lagziel

collaborazione musicale Andrea Dainotti e Andrea Stefanelli

assistente regia Claudia Galli

produzione PACTA . dei Teatri

Ugo, un giovane intellettuale, è appena uscito di prigione dove ha scontato 2 anni per la morte del capo di partito Hoederer. Egli si reca direttamente a casa di Olga, amica e compagna di partito, perché si sente braccato. Sono i suoi stessi compagni che vogliono liquidarlo? Grazie all’intervento dell’amica, il partito acconsente a dargli una possibilità affinché arrivi a dimostrare la vera ragione per cui ha eseguito l’ordine. Assassinio politico, un banale accidente o un delitto passionale?

A questo punto la storia si riavvolge di colpo su se stessa, “comincia dall’inizio” in un lungo flashback, dove si delineano risvolti imprevisti.

E’ una partita a quale Hugo non può assolutamente sottrarsi per poter spezzare il cerchio che lo isola. Dice Sartre “..ogni personaggio non sarà che la scelta di una via d’uscita e varrà la via d’uscita scelta.. In un certo senso, ogni situazione è una trappola per sorci: muri da ogni parte…Ciascuno, inventando la propria via d’uscita, inventa se stesso..”. Ugo può rompere quel cerchio a patto di sapere quale valore può assumere il suo atto. Spezzare il cerchio è spesso “trasgredire”, venir meno a regole “incrostate”, affrontare consci della propria libertà nuove scelte: dall’affermazione individuale alla presa di coscienza del valore collettivo di esse.

Hugo si trova infine a domandarsi fin dove sia giusto spingersi in nome dell’”Ideale”. Farà in tempo a trovare delle risposte?

Scritta nel 1948  è forse l’opera più discussa e contrastata tra quelle del filosofo francese a causa del suo contenuto politico, dei problemi sollevati e della relativa strumentalizzazione di cui essa fu oggetto.

Fin dall’inizio, Sartre aveva dichiarato che il dramma doveva mantenersi nella linea di un problema individuale – anche se la situazione nella quale si viene a trovare il protagonista è identificabile ad altre in cui si sono trovati noti personaggi politici, in diversi paesi. Questo stato di cose e il clima di bagarre di quegli anni, costrinsero Sartre a concedere l’autorizzazione per la rappresentazione de “Le mani sporche” solo in casi da lui giudicati opportuni. 



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