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Jezabel

JEZABEL

Jezabel

Dall’omonimo romanzo di Irène Némirovsky

Traduzione Maddalena Mazzocut-Mis
Adattamento Maddalena Mazzocut-Mis e Sofia Pelczer
Regia Sofia Pelczer
Con Lorenza Dominique Pisano, Sara Zanobbio e Ivano La Rosa
Violinista in scena Marta Pistocchi
Scene Fabiana Sapia e Francesca Moioli
Costumi Naomi Galbiati e Fabiola Dusetta
Consulenza musicale Francesca Badalini
Assistente alla drammaturgia Vanja Vasiljevic
Assistenti alla regia Chiara Valli e Karin Rossi
Organizzazione e promozione Chiara Lo Dato
Produzione Teatro Sguardo Oltre

PRIMA ASSOLUTA

"Gladys si guarda furtivamente allo specchio e vede apparire sotto la maschera del trucco, il suo volto devastato. Ma si alza e balla ancora. Gli occhi stanchi, le si chiudono suo malgrado, le bruciano per la fatica. E’ un vero match. Tutto le ricordava la sua età, tutto la riportava ai ricordi del passato. Parlava, sorrideva, ma dentro di lei l’idea fissa si dispiegava con la lentezza di un serpente. C’era in Gladys una tragica impossibilità di essere vinta.”

Gladys Eysenach, troppo bella e troppo ricca. Ha ucciso. È andata proprio così. O no? E se sì, perché lo ha fatto?

Uno spietato ritratto di una donna ossessionata dalla paura di invecchiare; la sua bellezza è l'arma letale in un corpo a corpo contro il tempo che passa.

Tavoli deserti, specchi, bottiglie vuote e posaceneri stracolme testimoniano un passato ormai tramontato. Luogo reale e mentale allo stesso tempo, qui si combattono i conflitti della protagonista con se stessa, con i personaggi principali della sua vita e soprattutto con il tempo che passa.

Le scene della vita di Gladys Eysenach si consumano agli occhi del pubblico come in un vortice di emozioni e frivolezze che mettono in luce i giochi femminili della protagonista per sentirsi amata e desiderata. Al suo fianco, un’attrice incarna la giovinezza e il doppio di Gladys Eysenach, e un attore assume in sé l’archetipo del seduttore, dell’amante e di tutti i significati che il maschile rappresenta nell’universo della protagonista. I due attori vestono di volta in volta in altri ruoli del romanzo, creando una messinscena di ricordi, orchestrato dalla protagonista. Così si fa emergere il tema del doppio e del conflitto generazionale, sottili sottotesti che scorrono paralleli nel romanzo.

Lo spettacolo si avvale della presenza di una violinista di scena che, attraverso le musiche del periodo (anni ‘10 e ’30) arricchisce ulteriormente questo romanzo che con grande sapienza mescola i generi del giallo, del dramma psicologico e del melodramma.

“Non sentiva nient’altro che quella fanfara inebriante, la voce stessa della sua giovinezza… Com’era possibile che finisse, precipitasse nel nulla, quella notte così bella, così perfetta?”