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IPAZIA. LA NOTA PIU' ALTA

ideazione Maria Eugenia D'Aquino Progetto ScienzaInScena - DonneTeatroDiritti

IPAZIA. LA NOTA PIÙ ALTA

di Tommaso Urselli

ipazia

foto di Irene Magherini

Ideazione Maria Eugenia D’Aquino

Regia Valentina Colorni

Drammaturgia Tommaso Urselli

Con Maria Eugenia D’Aquino

Musica originale Ai limiti dell’aria di Maurizio Pisati

Spazio scenico Andrea Ricci

Luci Emanuele Cavalcanti

Costumi Mirella Salvischiani e Alessandro Aresu

Supporto scientifico: Tullia Norando e Paola Magnaghi del Politecnico di Milano – Stefano Sandrelli dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera

Produzione PACTA . dei Teatri - Progetto ScienzaInScena - TeatroInMatematica

 

Da tempo le vicende legate a questa figura, il suo tragico ed emblematico destino, frullano nella mia testa, molto tempo prima che tornasse a essere popolare grazie a un film e a diverse operazioni teatrali ispirate a lei. Tutto ha inizio il giorno in cui, dopo anni dedicati a mettere in scena la matematica e la scienza, mi sono inevitabilmente imbattuta nella figura di Ipazia, filosofa, matematica, astronoma vissuta nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto. La sua enigmatica presenza nella Storia, la sua sete di verità, la sua ossessione nel diffondere ‘conoscenza’, la sua ostinazione nel difendere i baluardi della cultura dell’antichità, la sua fine prematura e drammatica voluta da chi voleva zittirla per sempre, si sono insinuate prepotentemente nel mio cammino di esplorazione e rivelazione della scienza attraverso il teatro, tanto da indurmi a occuparmi di lei.          

                    Maria Eugenia D’Aquino, dir.art. TeatroInMatematica-ScienzaInScena, attrice

 

Voci intorno a Ipazia

Nel 2002 Maria Eugenia D’Aquino è stata l’interprete di uno dei personaggi – una madre – del mio primo testo teatrale, La porta, presentato per il Festival Tramedautore con la regia di Annig Raimondi. E’ anche per questo che, esattamente dieci anni dopo, ho accolto con molto piacere la sua proposta di lavorare ancora insieme intorno a un’altra figura femminile decisamente complessa e impegnativa: non una madre, questa volta, ma una filosofa matematica e astronoma operante in Egitto nel IV secolo: Ipazia di Alessandria.

Poco ci è dato sapere della sua vita, e ancora meno delle sue opere. Ci parlano di lei alcuni storici suoi contemporanei: Socrate Scolastico, Filostorgio, Sozomeno e Damascio; altre notizie le ricaviamo dall’opera di uno dei suoi allievi preferiti, Sinesio di Cirene, poi vescovo di Tolemaide, di cui ci restano le lettere a lei indirizzate. In seguito, rifacendosi a tali fonti, hanno scritto su Ipazia uomini di scienza e artisti di ogni tempo: Pierre de Fermat, Chateaubriand, Voltaire, Proust, Toland, Fielding, Diderot, Leopardi, Monti, Pascal, Péguy, Luzi, Calvino, Eco… Nella composizione della drammaturgia è da queste fonti che mi sono lasciato guidare, e da una delle possibili interpretazioni del nome Ipazia: la nota più alta della scala musicale greca.

Questo lavoro non ha la pretesa di restituire un’Ipazia filologicamente corretta, come presumibilmente non lo fanno i poemi e romanzi scritti su di lei, data la scarsità d’informazioni storiche peraltro a volte contrastanti; si tratta dunque dichiaratamente di un lavoro d’invenzione, che tiene conto e spesso cita le fonti sopra nominate e altre ancora, e proprio dai contrasti suddetti trae spunti interessanti da un punto di vista drammaturgico. Invenzione a partire fin dalla collocazione della scena, che non si apre, infatti, sul IV secolo né ad Alessandria d’Egitto, ma su un ipotetico futuro: siamo nell’anno 2415, ossia duemila anni dopo la tragica morte di Ipazia, di cui secondo le fonti più autorevoli il vescovo Cirillo fu la causa (diretta o indiretta, non ci è dato sapere con certezza); e il luogo è una sorta di anfratto spazio-temporale in cui, grazie a un misterioso espediente, sono stati custoditi i cinquecentomila volumi del Museo di Alessandria, la biblioteca più grande del mondo, che sarebbero altrimenti andati distrutti durante un intenzionale incendio. La protagonista agisce quindi in questa sorta di avveniristico archivio d’informazioni, che diviene il suo personale teatro. Prendono qui corpo voci personaggi ed episodi in una narrazione per frammenti che procede non secondo una logica di temporalità degli eventi, ma seguendo le associazioni della protagonista, una delle Ipazie possibili (immagine mutuata dal romanzo “Baudolino” di Umberto Eco); l’Ipazia storica era una filosofa neoplatonica, seguace di Plotino, secondo cui il tempo è immagine dell’Eternità, Eternità in cui tutto si presenta come simultaneo, non esiste un prima e un dopo. E, in effetti, la storia di Ipazia e del suo tempo, su cui il pubblico è invitato a riflettere come in una delle sue lezioni, si ripete in ogni tempo.  

Tommaso Urselli, drammaturgo

 

Nota biografica. Tommaso Urselli è nato a Taranto e risiede a Milano. Tra gli altri suoi lavori per il teatro pubblicati e rappresentati: La porta (La Mongolfiera Editrice), Festival Tramedautore, con Maria Eugenia D’Aquino, Luca Fusi, Vladimir Todisco, regia di Annig Raimondi. Voci dalla città (La Mongolfiera Editrice), una raccolta di testi scritti dal 2003 al 2005 per “Città in condominio” e presentati in diversi luoghi (Teatro Out Off, Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi, Radio Popolare, Milano; Festival CasteldeiMondi, Andria). Vince nel 2004 la prima edizione del premio “Parole in scena” per il teatro-ragazzi con il testo La città racconta (Edizioni Corsare); allo spettacolo, con la regia di Paola Binetti, viene assegnato il Premio Unicef per il teatro-scuola. Nel 2006 scrive Canto errante di un uomo flessibile, vincitore del Premio Fersen per la drammaturgia e pubblicato da Editoria&Spettacolo. Nel 2007 cura con Renata Molinari e Renato Gabrielli la pubblicazione di A proposito di menzogne – testi per Città in condominio, L’Alfabeto urbano, Napoli. Sempre nel 2007 è attore e autore di Ma che ci faccio io qua. Appunti per uno sconcerto sulla città (Edizioni Corsare), regia di Paolo Trotti, in scena al Teatro della Cooperativa e al Teatro della Contraddizione, Milano. Nel 2008 è autore e regista di Piccole danze quotidiane, che debutta al Pim Spazio Scenico. Nel 2009 Perché tutti sono famosi e io no. L’importanza di chiamarsi Erostrato (Edizioni Corsare) debutta al Teatro Litta con Paolo Cosenza e Gian Marco Capraro, regia di Alberto Oliva. Nel 2010 scrive il testo In-equilibrio commissionatogli per il Festival Connections, Teatro Litta. Nello stesso anno debutta Il Tiglio. Foto di famiglia senza madre, tra i vincitori del premio Borrello 2010 per la drammaturgia; regia di Massimiliano Speziani; con Filippo Gessi, Massimiliano Speziani, Teresa Timpano.

 

Futuro possibile

L’espediente drammaturgico di Tommaso Urselli, che colloca il suo testo su Ipazia nel futuro, nel 2415, ha un effetto liberatorio. Ci libera dalla necessità filologico-archeologica, la necessità di restituire il personaggio di Ipazia con esattezza storica e ci permette di farci trasportare completamente dall’urgenza poetica e narrativa. Che cosa vuole dirci oggi Ipazia? Perché deve raccontarci la sua storia? E perché il suo racconto è così necessario? La nostra risposta, una delle possibili, è che la sua sia una funzione salvifica. Ipazia è un’occasione, nel senso montaliano del termine, per salvare pezzi, brandelli di conoscenza, per salvare la possibilità stessa della conoscenza, la possibilità di fare scienza e divulgarla, oggi come in ogni tempo. Abbiamo voluto immaginare che Ipazia sia qui per portare in salvo, nascondendoli negli anfratti spazio-temporali di cui parla Urselli, i libri della biblioteca di Alessandria, metafora di tutti i libri, di tutti i prodotti della tensione alla trascendenza propria dell’animo umano, che tende a superare la finitezza del singolo essere per trovare un senso, un ordine,un’armonia superiore.                                                    

                                                                                                   Valentina Colorni, regista

Ai limiti dell’aria

Ipazia, nel suo nome è nascosta la nota più acuta che noi spesso immaginiamo alta, dando così al suono anche una collocazione spaziale. La musica è qui una ricerca parallela che tocca anche zone inudibili. Il suo titolo è, infatti, Ai limiti dell’aria, percorre le regioni estreme delle onde sonore dove abita la nota più acuta, lontana dai suoni che in contrappunto rotolano sul palcoscenico, gravi e sperduti.  Un suono-respiro che obbedisce a proporzioni geometriche, mascherato con gli artifici antichi dell’arte combinatoria dei suoni, che a noi lasciano intuire uno specchio, un cammino a ritroso, un’ombra, ma mai ci concedono di conoscere la vera inudibile nota più alta.                  Maurizio Pisati, compositore

 

Un tempio per morire. Un tempo per la conoscenza

Ipazia visse ad Alessandria. Di quella città percorse le strade. Lì studio, insegnò, indagò lo spazio. Con suo padre, con i suoi allievi. Tra i volumi, all’interno di una grande biblioteca.  A duemila anni dalla sua morte, violenta, cruda, consumata in un edificio sacro, Ipazia è ancora qui. Abita ancora, come allora, un luogo fatto di risposte e di domande, e ancora risposte e ancora domande. Esiste un luogo sicuro, nel tempo, per il sapere. Una dimora per la conoscenza, al riparo dai conflitti, dalle certezze assolute, dalle verità. Un luogo che non può bruciare, che non può finire.

E’ in questa terra di nessuno in un tempo che non c’è che Ipazia, dopo le domande e le risposte, e ancora domande e ancora risposte, cerca la propria soluzione.                    Andrea Ricci, scenografo.

Il testo IPAZIA. LA NOTA PIù ALTA di Tommaso Urselli  è pubblicato dalla casa editrice ‘sedizioni’ - diego dejaco editore.

Fonti

Agorà, film, regia di A. Amenabar, 2009

Azazel, Y. Ziedan, Ed. Neri Pozza

Baudolino, U. Eco, Ed. Bompiani

Fahrenheit 451, film, regia di F. Truffaut, 1966

Figure e caratteri, C. Pascal, Università di Catania, Remo Sandron Editore

Ipazia, J. Toland,  Editrice Clinamen

Ipazia d’Alessandria, G. Beretta, Editori Riuniti

Ipazia muore, M. Moneti Codignola, La Tartaruga Edizioni

Ipazia o Nuovi nemici dal vecchio volto, C. Kingsley, Ed. Lupetti

Ipazia. La vera storia, S. Ronchey, Ed. Rizzoli

Ipazia, scienziata massacrata dal Clero, e le altre, F. Gestri Greco, Ed. Il pozzo di Micene

Ipazia (vita e sogni di una scienziata del IV secolo), A. Petta e A. Colavito, Ed. La Lepre

L’eredità di Ipazia, M. Alic, Editori Riuniti

Libro di Ipazia, M. Luzi, Ed. Rizzoli

Lezione su Ipazia dal corso pubblico di G. Barni, Accademia di Ginevra, Ed. Firenze, eredi Botta

Vita di Galileo, B. Brecht, Ed. Einaudi

Wittgenstein, film, regia di D. Jarman, 1993

 

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