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Il sogno di un uomo ridicolo

IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO

Il sogno di un uomo ridicolo

di Fedor Dostoevskij

con Rocco Fava e Alessandro Pazzi
regia Alessandro Pazzi
disegno luci Manfredi Michelazzi

coproduzione PACTA. dei Teatri - OssigenOteatro

 

Il sogno di un uomo ridicolo è forse la più sconcertante opera di Dostoevskij. Nella situazione paradossale di un uomo che, decidendo di suicidarsi, si addormenta davanti alla rivoltella e sogna il suicidio e la vita dopo la morte, lo scrittore, con una partecipazione sconvolgente e appassionata, ci racconta come l'umanità si sia rovinata per sempre.

L'uomo ridicolo vive una profonda crisi esistenziale, quella dell'egoismo, che lo porta a non curarsi di nulla e di nessuno. Ma in questo egoismo si cela la radice di una profonda infelicità. Pensa di spararsi, si addormenta davanti alla rivoltella e sogna.
Nel sogno intraprende un viaggio straordinario in una terra inesistente, autenticamente diversa dove, improvvisamente, scopre nell'amore verso il prossimo il segreto della vera felicità.
Ma tornato nel mondo, nell'inferno degli uomini, la sua scoperta cozza fatalmente contro le solide leggi dell'egoismo, che sono proprie di questa società, da cui egli, fatalmente, viene respinto. L'uomo ridicolo viene così tacciato di follia, rinchiuso in un manicomio, stretto in una camicia di forza, inesorabilmente escluso dalla vita, perché reo di una colpa che non concede appelli: l'amore.

Chi è l'uomo ridicolo? È un uomo del sottosuolo, cioè di quell'inferno sulla terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza e odio nei confronti degli altri.
Questi dannati si sottomettono alle pene dell'inferno come per una fatalità crudele e misteriosa e, ad un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un'esistenza carica di esaltazione frenetica e sofferente.
E allora perché ridicolo?
Perché a differenza degli altri dannati quest'uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per rimettere tutto a posto. 

In questa versione scenica il protagonista incontra tre figure: il giovane studente che il protagonista non vuole aiutare, l'angelo che lo accompagna nel viaggio e infine l'abitante di questa sorta di Paradiso che verrà da lui corrotto.  Questi tre personaggi-chiave presenti nel racconto diventano la stessa faccia del Destino che decide di presentarsi in un freddo giorno qualunque per sbattere in faccia a un uomo la propria squallida vita, nel tentativo arduo di mostrargli l'unica via possibile per la guarigione: l'amore.