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Il processo

IL PROCESSO

Il processo

Di Franz Kafka

Adattamento e regia Annig Raimondi

Con Maria Eugenia D’Aquino, Francesco Errico, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi

Musiche originali Maurizio Pisati

Scene e disegno luci Fulvio Michelazzi

Costumi Nir Lagziel

Cappelli di scena Mirella Salvischiani e Alessandro Aresu

Assistente alla regia Eleonora Ferioli

Assistente costumista Marlene Pisati

Produzione PACTA . dei Teatri

 

La vicenda inizia subito con un mistero: Joseph K. si trova improvvisamente in stato di arresto a opera di un tribunale, senza che il capo d’accusa nei suoi confronti gli sia reso noto. Quale colpa ha commesso K.?

Joseph K. è uno scrupoloso impiegato. Dalla mattina in cui viene accusato di un misterioso delitto in poi, la sua vita è tragicamente sconvolta e si assiste a una lenta ma progressiva metamorfosi che lo trasformerà da irreprensibile cittadino modello in un colpevole pronto a varcare la soglia della legalità e della moralità pur di sfuggire alla legge. Attorno a lui ruota una selva di personaggi: vittime, carnefici, corrotti, corruttori. K. vorrebbe provare la sua innocenza, ma la sola notificazione dell’arresto significa già condanna. L’avanzamento del processo di questo Tribunale Invisibile, è solo apparente: l’inganno più grave subito da Josef K. è la convinzione che il tribunale si muova.

“Il processo”, scritto da Kafka fra il 1915 e il 1917 senza mai portarlo a termine, è la storia della discesa all'inferno burocratico, di un'attesa che diventa perenne: l'individuo che viene stritolato nelle maglie della “non giustizia” accetta infine la consapevolezza che non potrà nemmeno conoscerne il motivo, giacché la legge, in quanto si autolegittima, disprezza la pretesa altrui di essere conoscibile.

“Sulla scena – descrive la regista Annig Raimondi - una città moderna, terrifica, impietosa, grottesca e poetica. Gli uomini che entrano in scena sono strappati dalla loro piena esistenza umana e non sono nient’altro che la loro ‘professione’. La storia umoristico-tragica dell’ultimo anno di vita di Josef K si esprime attraverso molteplici immagini, scelte, tagliate, ordinate da Josef K. Il processo vive nelle sue parti frammentarie e queste vivono nel suo spazio: prevalentemente interni, corridoi, scale, ripostigli, uffici, camere. Luci e ombre, bianco e nero, pochi colori. Il Tribunale invade qualsiasi spazio e segni demoniaci vi fanno capolino”.

“Fra domande inattese, scorci di camere e corridoi, brividi di luce e pozzi bui, - spiega ancora Annig Raimondi - lo spettacolo si concentra su alcuni punti fondamentali: la solitudine dell'uomo; l'impossibilità di stabilire un rapporto col mondo che lo circonda; l'impossibilità di realizzarsi; il senso di essere oggetto di una volontà di cui ignora i fini; la consapevolezza della sua condizione di escluso”.