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ARISTOFANE IN BLUE - Fantasia teatrale musicale

dall'opera di ARISTOFANE L'Amore, il Male, la Libertà

ARISTOFANE IN BLUE

Fantasia teatrale musicale

 

foto di Sandro Pizzarotti

 

Ideazione e drammaturgia Maurizio Pisati

Regia Annig Raimondi

Musica e performance audiovideo MaurizIo Pisati

Con Riccardo Magherini, Annig Raimondi e la partecipazione del vocalist Bernardo Lanzetti

In video Alma Napolitano (violino), Andrea Montalbano (clarinetto), Nikolaos Jannakos

Spazio scenico e luci Fulvio Michelazzi

Produzione PACTA . dei Teatri, Zone

In collaborazione con Star Copying srl et G.D.Packaging srl

  

Un’ opera di teatro musicale, dove la musica è IN scena e non DI scena. Musica in scena con attori, video, songs, electrodance: una fantasia sonora e teatrale, rapsodia.

Tutti interrogano Aristofane. Lui, presente ma invisibile, risponde con Voci, Video, Chitarra e Laptop.
Ogni attore recita due Commedie, ogni voce quindi è tanti uomini e soprattutto donne, che conquistano il potere, cercano e sono esse stesse la pace. Si intrecciano così Lisistrata, la Pace, Pluto, Uccelli, Parlamenti.

Dalla strada arriva l’Electrodance, parente di house, techno, hip hop e “glowsticking”, che ritroviamo nelle mani del chitarrista e degli attori sino all’attore-one man band anch’egli spinto alla danza, al canto parlato e al gioco con gli strumenti che ha appesi al corpo. Intanto, in un’altra voce, prendono corpo alcune Songs senza strofe o ritornelli: ognuna è un momento irripetibile e solitario, frammento di un canto più grande. In scena qui è la pratica del comporre musica, mondo concreto e fantastico del suono e dei suoi segni tradotti in gesti aerei d’Attore, in Video da Violino e Clarinetto, nelle evoluzioni elettroniche e luminose. E a proposito di luce: blu è il colore delle domande. Rispondendo, le cose e i segni si animano, producono fantasie sonore e una costruzione poetica. E allora di nuovo ascolta, pubblico mio che sempre ti osservo: questo fantastico mondo è qui, sulla scena e non, è un rifugio, altrove cercheremo le alternative tracciando nell’aria i segni di ciò che l’orecchio ascolta e la parola non sa dire.